domenica 2 giugno 2013

IL SALE

Secondo l’antica tradizione scaramantica, gettare il sale caduto alle spalle è forse uno dei gesti scaramantici più conosciuti da scettici e non.
In merito alle origini del suo utilizzo come elemento scaramantico facciamo riferimento ad alcuni cenni storici.
Il sale è un simbolo sacro. Non si dice fo

rse che “il diavolo offre sempre pietanze senza sale”?? Questo perché il sale esorcizza il male, ma anche perché il sale, grazie alle sue proprietà cicatrizzanti e disinfettanti permette di tener lontano il malocchio.
Un tempo il sale era un bene molto prezioso e veniva usato per innumerevoli scopi. Versarlo dunque era un grosso danno, e questo ha fatto si che nella tradizione si associasse alla sfortuna. Nell’antichità i romani, oltre a donarlo ai neonati e con esso la saggezza, versavano il sale sul terreno dei vinti. Prenderlo e gettarselo alle spalle vuol quindi dire trasformare la sconfitta in vittoria, e diventare noi stessi vincitori.
Il sale era una sorta di ricompensa per i lavoratori delle miniere di sale, se cadeva, era come se si fosse buttato via uno stipendio; per questo che uno stipendio si chiama anche salario.
È stata sempre viva in passato l’idea che la mancanza di sale rappresentasse un cattivo auspicio: significava la fine, la mancanza, la malattia e l’insicurezza. Ad esempio il pane senza sale a Firenze rappresentava il simbolo della resistenza della città assediata.
Va ricordato in oltre che in Madagascar le due parole “sale” e “sacro” sono uguali. Si dicono “Fanasina”!
Esso simboleggia anche amicizia e fedeltà perché esse, proprio come il sale, possono scomparire e ricomparire solide come pietra! Proprio in merito all’amicizia e alla fedeltà occorre far riferimento all’opera il “cenacolo” dove Leonardo da Vinci, nel suo grande capolavoro, ha dipinto sotto i gomiti di Giuda proprio una saliera rovesciata.
I diversi valori simbolici del sale ed i rituali ad esso collegati trovano spesso una spiegazione proprio nelle sue proprietà fisiche. Il suo simbolismo di purezza viene sia dal suo colore che dalle sue proprietà di conservazione.



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